Mastoplastica additiva

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Mastoplastica additiva  

MASTOPLASTICA ADDITIVA CON PROTESI 
 
La mastoplastica additiva è l'intervento chirurgico che permette l'aumento del volume del seno e il  miglioramento della forma estetico. 

E' indicato per mammelle ipoplasiche con o senza ptosi in donne maggiorenni. 
L'incisione chirurgica  che personalmente pratico è nel solco sottomammario.
Non pratico mai l'incisione periareolare per non compromettere l'integrità ghiandolare.


L' incisione nel solco mammario è di 4 cm.

Questa tecnica di incisione nel solco sottomammario rispetta l'integrità mammaria in quanto non ci saranno  lesioni interne della ghiandola con conseguente trascurabile rischio di alterazioni della sensibilità e dell'erettibilità del complesso areola/capezzolo e/o della capacità di allattamento.  
Per di più non ci saranno problemi nel momento in cui verranno effettuati controlli mammografici ed ecografici in quanto non ci saranno cicatrici interne.  
La mammella viene successivamente  disconnessa in blocco dal muscolo pettorale (nella tecnica sottoghiandolare o sottofasciale) o con questo dalla parete toracica (nella tecnica sottomuscolare "DUAL PLANE") per l'inserimento della protesi  mammaria. 
L'incisione cutanea dall'ascella e/o dall'ombelico è effettuata in particolari situazioni e di solito richiede l'inserimento di impianti mammari vuoti che poi immediatamente o in un secondo tempo verranno riempiti con soluzione fisiologica. 
Non preferisco l'utilizzo di impianti contenenti soluzione fisiologica o altri gel che non siano di silicone coesivo in quanto queste soluzioni possono nel tempo creare  cambiamenti di forma e di volume  della protesi con asimmetrie e deformità mammarie.

La protesi mammaria potrà essere inserita in due diverse posizioni anatomiche in rapporto con la ghiandola ed il muscolo pettorale:  


La posizione sottoghiandolare o sottofasciale

posizione protesi sottoghiandolare
Protesi sottoghiandolare


La posizione sottoghiandolare/sottofasciale è indicata per mammelle con una  taglia di partenza seconda o terza  che quindi hanno  una buona quantità di tessuto idonea a  coprire sufficientemente la protesi e limitarne la visibilità (rippling).  Preferisco in tali casi usare la tecnica sottofasciale in quanto la fascia del muscolo pettorale crea un ulteriore tessuto di copertura.
Con il mio gruppo di lavoro abbiamo pubblicato sulla prestigiosa Plastic and Reconstructive Surgery un articolo in cui si dimostrava la diminuzione di rippling e contrattura in tale posizione.

"Subfascial breast augmentation"_ 

Plast Reconstr Surg. 2007 Jul;120(1):354-5; author reply 355-6_

Araco A
 

 Esempio di risultato estetico con protesi sottoghiandolari:

 


L'intervento non necessita di drenaggi, ci sarà minimo  dolore post-operatorio e la possibilità di  un rapido recupero nelle attività quotidiane in circa una settimana. 
Lo svantaggio è che  ci possa essere una prematura visibilità dell'impianto (rippling),  ptosi (cedimento dei tessuti con abbassamento della mammella) e contrazione capsulare (indurimento della mammella). 
Per tutti questi validi motivi  nei seni con una taglia di partenza prima e seconda, preferisco inserire le protesi   in posizione sottomuscolare


La posizione sottomuscolare "Dual Plane"

Posizione protesi sottomuscolare
Protesi sottomuscolare "Dual Plane"

La posizione sottomuscolare "Dual Plane"  è indicata pertanto in  mammelle più piccole (taglia prima e seconda) che, non avendo una sufficiente quantità di tessuto mammario idonea a  coprire l'impianto e limitarne pertanto  la visibilità ed il cedimento precoce, necessitano del  muscolo pettorale che provvederà sia a fornire il tessuto di copertura sia a supportare il peso della protesi evitandone il  cedimento precoce
Raramente  l'intervento richiede drenaggi post-operatori  e si potrà avere  un recupero delle normali attività in circa 2 settimane. 
Per una ripresa delle attività sportive occorreranno invece 4 settimane. 

Riassumendo nella posizione sottomuscolare i vantaggi sono: 
il minore rischio di rippling,
il minore rischio contrazione capsulare
il  minore rischio di ptosi precoce (cedimento).


Esempio di risultato estetico con protesi sottomuscolare:



L'intervento di mastoplastica additiva necessita di ricovero in ospedale in regime di day-surgery  e la durata media è di  circa 60 minuti
L'anestesia si ottiene con una sedazione profonda senza necessità di intubazione oro-tracheale ma generalmente con l'utilizzo di maschera laringea.
I vantaggi di tale anestesia sono:
risveglio immediato al termine dell'intervento 
assenza del rischio di ledere la laringe e le corde vocali  
recupero post-operatorio in 6-8 ore con dimissione dopo 8 ore. 

Le protesi mammarie di ultima generazione sono dispositivi  “testurizzati” (rugosità nella superficie) che hanno il vantaggio di  integrarsi  con il tessuto corporeo in maniera ottimale e senza alcun rischio di rigetto.  
Rispetto alle precedenti protesi lisce,  hanno un minore sviluppo di tessuto fibroso con conseguente minore rischio di contrazione capsulare
All'interno della protesi è presente un gel di silicone coesivo di ultima generazione che rende minimo il rischio di  deformazione, rottura e spostamento.  

La forma delle protesi mammarie è di due tipologie: Rotonde e Anatomiche.  
Anche se è fondamentale  valutare caso per caso la condizione clinica  (taglia attuale, misura toracica, distanza giugulo/capezzolo ecc) si può schematizzare con la seguente formula:
"Per mammelle di piccole dimensioni  (prima e seconda taglia) e quando si vuole  ottenere un risultato estetico più  naturale è necessario  l'utilizzo di protesi anatomiche;  per mammelle di taglie maggiori (terza ed oltre) si possono utilizzare anche impianti rotondi in base al gusto estetico  della paziente". 

Forma delle protesi mammarie: A sinistra protesi ROTONDA. A destra protesi ANATOMICA 


Natrelle_fora
 

Di fondamentale importanza è scegliere  una  protesi le cui dimensioni siano  proporzionata al torace
Le protesi anatomiche hanno il vantaggio di potersi personalizzare alla forma e dimensione del  torace e della mammella  della paziente poiché è possibile scegliere combinazioni di larghezza/altezza/proiezione diverse.  

Pertanto volendo fare  degli esempi pratici, se si vuole ottenere un  risultato estetico ottimale partendo da una taglia prima/seconda è consigliabile una protesi anatomica posizionata in sede sottomuscolare di 240/260 grammi al fine di  ottenere una taglia seconda/terza scarsa. 

Per mammelle di taglia terza è invece possibile optare per
impianti
rotondi di 260/280 grammi posizionati in sede sottoghiandolare per ottenere una taglia quarta.
Se si desidera una taglia maggiore sarebbe consigliabile  posizionare l'impianto in sede sottomuscolare ed optare per un impianto anatomico.
  



(LEGGI  LE MIE PUBBLICAZIONI SULLA MASTOPLASTICA ADDITIVA)

Potenziali complicanze

La mastoplastica additiva è un intervento sicuro e le complicanze chirurgiche sono rare (<1%). 
E' però fondamentale prendere coscienza delle possibili/potenziali  complicanze che per quanto rare possono sempre accadere. 
Distinguiamo  complicanze prettamente chirurgiche (Ematoma, sieroma, infezione, pneumotorace, trombosi/embolia) dalle complicanze estetiche (asimmetria, ptosi precoce, rippling, contrazione capsulare, insoddisfazione del risultato estetico ottenuto). 
  
Sanguinamento (ematoma) Il rischio è minimo nella  posizione dell'impianto sottoghiandolare o sottofasciale in quanto in queste posizioni non ci sono lesioni in muscoli e/o tessuto mammario ma ci si limita a scollare un piano tissutale naturale e generalmente esangue. Pertanto i  drenaggi  non sono solitamente  necessari.  
Il  rischio di ematoma  è  lievemente maggiore per il posizionamento della protesi in sede sottomuscolare in quanto il muscolo pettorale deve essere sezionato nelle sue inserzioni sterno-costali. 
I  drenaggi possono risultare  necessari in alcuni casi. Il rischio generale è minore del  1%.  Il trattamento necessita di evacuazione chirurgica con posizionamento di drenaggi. 
Sieroma  Il sieroma è l'accumulo di siero nello spazio peri-protesico che comporta l' aumento del volume della mammella coinvolta ed aumenta il  rischio di infezione e contrazione capsulare. Il rischio di sieroma è leggermente superiore nelle  posizioni degli impianti sottoghiandolare o sottofasciale o dual plane, cioè quando si scolla la ghiandola dalla fascia o dal muscolo e si ledono un certo numero di vasi linfatici.  
Il rischio generale è minore dell'  1%.  Il trattamento consiste nella compressione con bendaggio e riposo assoluto nel movimento del braccio dal lato del seno coinvolto. Rara la necessità di esplorazione chirurgica con posizionamento di drenaggio. 
Infezione della ferita chirurgica  L'infezione della ferita chirurgica (infezione superficiale) è la complicanza più  frequente dopo mastoplastica additiva ma non preoccupante in quanto risolve con medicazioni seriali e terapia antibiotica.
Aumenta il rischio nei  pazienti diabetici, ipertesi e  fumatori.  L'infezione profonda, che può coinvolgere l'impianto protesico  è una complicanza rara (<1%) ma se avviene, spesso necessita di rimozione della protesi e toilette chirurgica. 
Per ridurre il rischio di infezione profonda è prassi la  somministrazione di  antibiotico pre-operatorio e cercare di evitare per quando possibile l'utilizzo di drenaggi  e utilizzare per 12-24 ore del ghiaccio sul seno che servirà anche a ridurre l'edema. 
Il fumo di sigaretta, l'obesità e il diabete sono  fattori che aumentano il rischio di infezione profonda. 
Asimmetria un' alta percentuale di donne hanno un' asimmetria lieve/moderata presente prima dell'intervento chirurgico.
Questa asimmetria può essere solamente in parte corretta con l'utilizzo di differenti impianti mammari ma non è mai possibile ottenere seni perfettamente simmetrici.  
E' bene chiarire e confermare che seni perfettamente uguali non esistono in natura e non si possono altresì ottenere con l'intervento di mastoplastica additiva
Ptosi mammaria la ptosi mammaria è una naturale evoluzione del tessuto mammario e cutaneo.
Ovviamente quando la mammella è di maggiori dimensioni e quindi di maggiore peso  tenderà secondo le forze della gravità a scendere maggiormente.
Questo è vero nelle mastoplastiche additive con protesi inserite in posizione sottoghiandolare e sotto fasciale; il  rischio è minore  nella posizione sottomuscolare poichè  il muscolo pettorale mantiene l'impianto in posizione riducendo la spinta diretta sul tessuto ghiandolare. 
La ptosi peggiora sensibilmente dopo gravidanze e perdita di peso. 
Rippling Il rippling (visibilità dell'impianto) è la condizione clinica che consiste nella visibilità e palpabilità della protesi mammaria.
E' frequente nei quadranti mammari superiori per impianti posizionati in sede sottoghiandolare, tanto più se la paziente ha perso peso corporeo e/o si è avuta ptosi mammaria (cedimento del tessuto) per gravidanza. 
Il rippling e' raro nelle protesi inserite in sede sottomuscolare poichè il muscolo pettorale dà una buona copertura sopratutto nel polo mammario superiore.
Il trattamento del rippling consiste nel cambiare la posizione dell'impianto dalla sede sottoghiandolare/sotto fasciale  a quella  sottomuscolare (ovviamente nella circostanza in cui l'impianto è già posizionato in sede sottoghiandolare o sotto fasciale).
Viceversa se l'impianto è  posizionato in sede sottomuscolare le opzioni sono limitate al cambiamento di forma dell’impianto e/o alla riduzione del volume e/o cambiarne la coesività. 
Smagliature e vene Quando la pelle viene stirata da un impianto mammario saranno più visibili le vene della cute e del sottocute così come le smagliature,  ove siano presenti anche nel pre-operatorio.
Non è mai possibile prevedere lo sviluppo di smagliature dopo l’intervento pertanto è necessario tenere in considerazione questa eventualità.
Contrazione capsulare la  capsula (fibrosi)  è la fisiologica risposta dell'organismo al contatto con la protesi mammaria.
E' la così detta "reazione da corpo estraneo". Questa capsula è diventata sempre meno importante quanto più biocompatibili sono diventati gli impianti protesici  e tanto più si è passati da impianti a superficie  liscia verso impianti  testurizzati. 
In una bassa ma significativa percentuale di pazienti, dopo un certo numero di anni,  succede che questa capsula diventa particolarmente spessa creando  un indurimento della mammella. Questo produrrà una deformità estetica che necessiterà di revisione con  capsulotomia o capsulectomia.  
 
(LEGGI IL MIO  TESTO SULLE COMPLICANZE DELLA  MASTOPLASTICA ADDITIVA -  Complicationsafter breast enlargement ) .



 


Domande frequenti

Le protesi sono veramente sicure?

Enormi quantità di ricerche sono state effettuate per indagare sulla eventuale correlazione tra impianti mammari e malattie gravi nell’ essere umano. Attualmente si esclude che esista un rapporto fra protesi e cancro, così come non è stato messo in evidenza un aumento di malattie autoimmuni fra le donne che portano impianti in silicone, come invece era stato ipotizzato alcuni anno fa.
Tra le numerosissime ricerche compiute, alcune sono state volute e finanziate dagli organi governativi  dei paesi più evoluti ed a prestigiose università.
Tutte concordano sostanzialmente sulla sicurezza delle protesi, ,a sottolineano che sono possibili complicazioni tali da rendere necessari un re intervento negli anni successivi al loro posizionamento.
Per quanto riguarda gli esami periodici per la prevenzione dei tumori mammari, occorre sottolineare che, mentre per l’ecografia in genere non ci sono particolari difficoltà, la presenza delle protesi che non lascia passare i raggi X, rende più indaginosa la mammografia. Per tale ragione è necessario informare il radiologo dell’ intervento subito, in modo che metta in atto le procedure adatte a controllare in maniera efficace la ghiandola mammaria.
Le allergie al silicone sono rarissime ed è questa una delle ragioni per le quali viene usato questo materiale nella costruzione delle protesi.
Infatti il silicone è presente in moltissimi oggetti con i quali abbiamo contatto quotidiano, come cosmetici, farmaci, cibi e persino l’acqua e il latte che beviamo. 
A questo proposito è giusto sottolineare che la quantità di silicone presente nel latte prodotto da donne con protesi è simile a quella di coloro che non hanno impianti mammari.

 

Se l’ecografia o la mammografia segnalano una mastopatia fobrocictica, posso ugualmente sottopormi ad un intervento di mastoplastica additiva?
La presenza di cisti nelle mammelle rappresenta un reperto comunissimo, privo di significato patologico.
I fibro-adenomi sono molto frequenti e senza connotazioni negative, ma meritano un controllo periodico, specie dopo i 40-45 anni, che dopo la mastoplastica additiva può essere eseguito con un ecografia oppure una mammografia, utilizzando particolari tecniche.
Nel caso di mastopatia fibrocistica è conveniente inserire le protesi nel piano retro muscolare, soprattutto per facilitare le indagini diagnostiche (compreso un eventuale ago aspirato). 
In genere le donne portatrici di protesi sono più attente alla prevenzione anche perché seguite e sollecitate dal loro chirurgo.

 

Se il mio seno oltre che vuoto, è anche rilassato e si appoggia sul torace, posso ugualmente sottopormi a questo tipo di intervento?
La risposta è un pò complessa. Allo scopo di essere il più possibile chiari e sintetici sarebbe di grande aiuto disporre di disegni o fotografie che illustrano le diverse situazioni, indicando per ognuna le possibili soluzioni.
A volte non è facile far capire alla paziente che con una protesi non si possono risolvere tutti i problemi delle mammelle, anche perché spesso ha già avuto da qualcun altro (informazioni scorrette). Il primo concetto da sottolineare è che , se le mammelle si appoggiano sul torace, nella maggior parte dei casi è perché la pelle non è in grado di sostenerle.
Questo problema non è quindi solo legato allo svuotamento, ma anche alla inadeguatezza del “reggiseno cutaneo”.
Di conseguenza molto spesso diviene necessario non solo riempire la mammella con una protesi ma anche riposizionare i tessuti rilassati ed eliminare la pelle in eccesso. Diventano quindi indispensabili cicatrici più ampie e di conseguenza più visibili. Soltanto il chirurgo, grazie alla sua esperienza e basandosi su precisi parametri, potrà decidere quando la sola protesi può bastare a correggere il difetto e quando invece è più opportuno ricorrere ad una mastopessi.
Talvolta sarà possibile offrire due o più opzioni tra le quali scegliere, che si baseranno su impianti di volume più grande, con la possibilità di ridurre l’estensione delle eventuali cicatrici o viceversa.

 

Ma quanto durano veramente le protesi?
Non è possibile dare una risposta precisa a questa domanda, perché le variabili in gioco sono numerose.
Ogni tipo di impianto ed ogni persona fanno storia a sé.
Certamente le ultime generazioni di protesi sono più robuste e quindi destinate a durare più a lungo dei vecchi modelli.
Occorre però sottolineare che ci sono donne che portano impianti da trenta anni senza disturbi e senza evidenza di alcuna rottura, così come altre che dopo solo tre anni sono costrette a sostituirle.,
Il cambiamento delle protesi di solito si effettua perché è stata gravemente danneggiata o si è spostata o per una auspicata ulteriore variazione di taglia, oppure semplicemente perché la paziente si sente più tranquilla con un nuovo impianto.

 

Il fumo può dare problemi in questo genere di interventi?
Purtroppo il fumo determina una serie di danni all’organismo, che non sono limitati all’apparato respiratorio, ma riguardano anche il sistema cardio-circolatorio, quello nervoso, la pelle, ecc. Di conseguenza se fumiamo le condizioni generali del nostro corpo sono già in partenza meno sane del normale.
Per quanto riguarda un intervento chirurgico di questo genere, è ovvio che si debbano ridurre la minimo i fattori di rischio. Ogni sigaretta fumata significa vasocostrizioni periferica per almeno cinque minuti. In altre parole la nicotina contenuta in ogni sigaretta determina il restringimento dei piccoli vasi sanguigni, che dovrebbero invece essere ben dilatati per portare ossigeno e nutrimento ai tessuti invia di guarigione. Ovvio quindi che meno si fuma, meglio si guarisce!. 
Sarebbe saggio non fumare affatto almeno per un mese prima e per un mese dopo l’intervento.

 

In quali occasioni gli altri possono notare che c’è qualcosa di innaturale nel mio petto?
E’ veramente difficile notare l’opera del chirurgo, a parte i casi di eccessiva magrezza o di indurimento, oppure quando la protesi è stata collocata in un piano scorretto (tipicamente retroghiandolare  anziché retro muscolare).
Chi ha le protesi dietro al muscolo deve perciò cercare, se possibile, di evitare di contrarre i pettorali per almeno tre mesi, altrimenti le protesi vengono spinte verso l’alto ed assumono un aspetto decisamente innaturale. 
Il tipico esempio è quando si vuole uscire dalla piscina senza utilizzare la scaletta, ma appoggiandosi con le braccia al muretto perimetrale e caricando tutto il peso del corpo su bicipiti e pettorali: così facendo ci si ritroverà con il petto …sulle spalle”.

 

Mettendo le protesi potrebbero venirmi delle smagliature?
Teoricamente si, perché la pelle è sottoposta ad uno stiramento e quindi si potrebbe “rompere” formando delle smagliature.
In pratica è eccezionale vedere questa complicazione, perché quando si sceglie la dimensione della protesi il medico valuta anche l’elasticità cutanea e , di conseguenza, consiglia di usare una protesi adatta alla specifica situazione.
Anche in questo caso un minor volume comporta minori problemi”.

 

Quanto tempo devo restare senza avere rapporti sessuali?
Se non ci sono complicazioni di alcun genere, dopo circa una settimana si può riprendere l’attività sessuale, invitando però il partner ad usare delicatezza con le mammelle appena operate, che comunque avranno le cicatrici coperte da un cerottino.
 

E’ vero che si rischia di perdere la sensibilità del capezzolo e dell’areola?
Si, è vero, ma bisogna essere proprio sfortunati, perché l’insensibilità permanente riguarda solo lo 0.5% delle operate, con una frequenza leggermente maggiore se si sceglie l’incisione lungo l’areola.
Nella stragrande maggioranze dei casi, dopo un possibile periodo iniziale di riduzione, o talvolta di aumento della sensibilità, tutto torna normale nel giro di pochi mesi.
Se è il caso, il medico consiglierà una terapia a base di vitamina B.

 

Il mio futuro partner si può accorgere che mi sono fatta inserire degli impianti nelle mammelle?
Se non vi sono contratture (indurimenti) e se la paziente non è eccessivamente magra, non è facile capire per i “non addetti ai lavori” che dietro alla mammella è stata inserita una protesi, perché la consistenza è effettivamente molto naturale.
Bisogna ricordare che il gel “morbido” tradizionale rende la mammella operata più simile, alla palpazione, a quella di una donna adulta, mentre il gel “coesivo” più denso, la avvicina di più a quella di una adolescente.

 

E’ vero che le mammelle diventano fredde con le protesi?
 La presenza di retrazione capsulare (il fenomeno che cause l’indurimento), specie se grave, potrebbe determinare una riduzione locale dell’irrorazione sanguigna e quindi una riduzione della temperatura della mammelle.
Lo stesso potrebbe verificarsi se il pannicolo adiposo sottocutaneo è troppo sottile.

Le mammelle si muoveranno in maniera naturale?
 Con il tempo le mammelle operate di solito tendono a muoversi con naturalezza, anche se ci sono delle differenze secondo il tipo e la posizione dell’impianto.
Ad un estremo ci sono le protesi tradizionali in posizione retro ghiandolare, già piuttosto mobili da subito dopo l’intervento, e all’altro le protesi “anatomiche” inserite sotto al muscolo, all’inizio decisamente più rigide

Quali sono la minima e la massima età per sottoporsi ad una mastoplastica additiva?
 Non esiste un vero e proprio limite di età per questo intervento: l’importante è che l’indicazione sia corretta, le condizioni di salute siano idonee e la pelle sia adeguatamente elastica.
E’ anche indispensabile che lo sviluppo sia presumibilmente terminato. Quindi  preferibile che siano passati 6-7 anni dal primo mestruo e che le mammelle non abbiano più subito un aumento di volume da almeno due anni.

Ci sono rischi se faccio immersioni sub acque o viaggi in aereo?
 Contrariamente a quanto riportato dalle “leggende metropolitane”, nessun problema né per l’aereo né per le immersioni. La variazione di pressione, specie durante le immersioni profonde, potrebbe causare la formazione transitoria nelle protesi di bollicine, che talvolta si avvertono come un lieve gorgoglio che sparisce spontaneamente entro un paio di giorni.

Si possono avere altre gravidanze ed allattare dopo essersi sottoposti ad una mastoplastica additiva?
 Non vi è alcun dubbio che anche con impianti mammari si possa procreare (potrebbe persino essere uno stimolo in più…!).
Bisogna però considerare che durante la gravidanze ed il successivo allattamento il volume delle mammelle spesso aumenta i n maniera cospicua.
Dopo il parto e l’allattamento si assiste ad una sua riduzione talvolta fino ad una vera a propria atrofia post gravidica.
E’ chiaro che queste variazioni di taglia possono determinare una diminuzione dell’elasticità cutanea che può sfociare in un rilassamento più o meno marcato, con perdita quindi almeno parziale del buon risultato estetico conseguito con l’intervento. Naturalmente in quei casi il peggioramento estetico si verifica indipendentemente dalla presenza della protesi, che per certi versi ne riduce l’entità.
L’allattamento è generalmente possibile, a patto che la ghiandola fosse già in grado di funzionare prima dell’intervento.
Le più recenti ricerche hanno permesso di stabilire che la quantità di silicone nella mamme portatrici di protesi è sostanzialmente uguale a quella delle mamme senza protesi. Sembra che sia inferiore persino a quella del latte bovino di uso comune e del latte artificiale.
Occorre però segnalare che l’allattamento si accompagna con discreta frequenza a mastiti, cioè ad infiammazioni/infezioni del sistema ghiandolare di produzione del latte. In tal caso è indispensabile assumere ai primi sintomi antibiotici in quantità efficace onde evitare che tale situazione determini poi anche una contrattura della capsula peri protesica, con il conseguente indurimento delle mammelle. 

Quando potrò rimettere un reggiseno con il ferretto o un push-up?
 E’ preferibile attendere almeno un paio di mesi prima di indossare reggiseni con scheletro rigido, specie in metallo, perché il ferretto potrebbe lasciare un impronta netta nel tessuto ancora edematoso dopo l’intervento.
Questa depressione potrebbe marchiare la parte inferiore della mammella per lungo tempo.
Il “push-up” non deve essere usato se non dopo l’alloggiamento definitivo delle protesi, quindi almeno tre mesi dopo l’intervento, specie se sono state inserite nello spazio retro muscolare.
Inizialmente di solito è infatti necessario cercare di contrastare il muscolo, che contraendosi tenta di spingerle verso l’alto, con l’ausilio di una fascia che comprima la parte superiore del petto.

Dopo quanto tempo posso tornare in palestra o fare attività fisica pesante di altro tipo?
 Per circa due settimane conviene astenersi completamente da ogni attività sportiva, poi è possibile riprendere gradualmente ginnastica e sport. Nel caso le protesi siano state inserite dietro al muscolo, è preferibile evitare gli esercizi che impegnano braccia  e parte superiore del torace per almeno due mesi. Ideale sarebbe poi evitare definitivamente ogni attività fisiche che comporti la contratture intensa dei muscoli pettorali, come ad esempio il body building con i pesi per le braccia.

Dopo quanto tempo posso fare il bagno e/o la doccia? Quando devo attendere prima di espormi al sole o fare una lampada?
 Generalmente si può fare la doccia o il bagno quando la ferita è cicatrizzata, cioè circa quindici giorni dopo l’intervento. In ogni caso è meglio avere prima l’autorizzazione del medico, che valuterà attentamente la situazione. Er quanto riguarda sole e lampade, è preferibile aspettare almeno sei mesi prima di esporre le cicatrici, per evitare che diventino troppo scure, specie se l’areola ha una colorazione piuttosto tenue. Viceversa è possibile esporsi agli ultravioletti anche dopo un mese indossando il reggiseno, a patto che i lividi siano sparito.
 


 

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